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Una rapida consultazione di un qualsiasi archivio, cartaceo o digitale che sia, ci restituisce un profilo di Gabriella Marazzi quasi univoco, tutto gossip e bollicine: fra inaugurazioni che nei magazine finiscono nella rubrica “C’era questo, c’era quella” e feste in Costa Smeralda che Dagospia inserirebbe senza batter ciglio nella sezione “Cafonal”. Certo, ad un’analisi più accorta non mancano riferimenti alle sue mostre, recensioni dei suoi libri, segnalazioni dei suoi amori e della sua vita movimentata. Ma l’impressione, almeno la mia, è che Gabriella Marazzi da tutte queste informazioni ne esca un po’ come una macchietta, un personaggio frivolo, condannata – anche dalla sua indubbia bellezza – all’apparenza.
Questo libro (finalmente!) ha il pregio di rendere giustizia all’artista e al suo talento, quindi, alla persona. In queste pagine si ripercorrono decenni di attività artistica che collocano Gabriella Marazzi quale degna rappresentante contemporanea nell’arte del ritratto e del figurativo. Non sarà certo un caso che lo spartito creativo della pittrice sia scandito dal benevolo, quando non entusiastico, giudizio di critici e artisti che hanno fatto la Storia dell’Arte di questo paese dal Novecento ai giorni nostri. Qualche nome? Il catalogo (parziale) è questo: Francesco Arcangeli, Raffaele De Grada, Luciano Minguzzi, Davide Lajolo, Vittorio Sgarbi, Domenico Montalto.
Ma se da un lato è giusto ricordare le considerazioni – puntualmente qui riportate – di questi “tecnici”, nulla vieta di esercitare il nostro spirito critico. E allora guardiamoli questi ritratti scavati dalla grafite. Volti scandagliati in ogni più piccolo dettaglio, ben oltre la “cristallizzazione” prodotta da una macchina fotografica. Perchè la maniacale attenzione di Gabriella Marazzi per il particolare non produce staticità, bensì movimento, azione. Al Mastroianni che aspira famelico una boccata di sigaretta verrebbe da dire: “Attento alla cenere!”. Al Tenente Colombo che ti sorride sornione, viene voglia di abbracciarlo per la simpatia che sprigiona. Al profilo di Bukowski, con lo sguardo apparentemente perso nel vuoto, vorresti offrire da bere. Al principe Carlo, elegante nella sua mise rossa da giocatore di polo, daresti una pacca sulla spalla ricordandogli che la sua vita da eterno secondo poteva anche andare peggio. E così, fra interazione e coinvolgimento, si potrebbe continuare a lungo grazie a questo “catalogo” che in realtà è un sussulto di emozioni (estetiche ed intime). Merce rara di questi tempi.

Guido Averna

Gabriella Marazzi